Sulla base della cronaca storica scritta da Erodoto nel Settembre del 490 a.c. ( sembra il 12 ) si combattè la Battaglia di Maratona tra Persiani e Greci, il Re Persiano Dario I voleva incorporare la Grecia all’Impero persiano per far si che i suoi confini occidentali fossero più forti (vista anche la disparità tra i due schieramenti frapposti in campo che era enorme), i Persiani, disponevano di un enorme flotta navale, mentre i Greci in quell’anno avevano pochissime navi da guerra e pertanto potevano solo aspettare gli sbarchi dei Persiani ed affrontarli sulla terraferma.

I Persiani forti della superiorità numerica e con la cavalleria leggera munita di archi scelsero di sbarcare nella piana di Maratona a circa 40km da Atene, sicuri di far man bassa degli Opliti Ateniesi (soldati a piedi armati di lancia scudo e spada), ma Milziade comandante dei Greci aveva preparato loro un’imboscata all’entrata della valle di Vrana, annullando così l’accerchiamento della cavalleria e delle loro frecce.

Nel racconto di Erodoto (viziato da elementi di propaganda greca) compare la figura di Filippide di professione emerodromo ovvero emissario di generali e politici che trasmettevano messaggi. In quella occasione Filippide non aveva fatto solo il tratto tra Maratona ed Atene, ma pochi giorni prima si era fatto 500km per arrivare a Sparta per chiedere aiuto contro i Persiani, la leggenda riporta che egli morì per il grande sforzo dopo aver portato il messaggio << Stiamo vincendo >>.

La misura odierna della Maratona è pressappoco la distanza tra il ponte di Maratona e lo stadio Panathinaiko, la prima volta fu corsa nel 1896 sulla distanza dei 40km ed in onore di Filippide e della battaglia fu chiamata Maratona, Contrariamente a quanto si crede, la distanza della maratona moderna (42 km e 195 metri) non è la stessa distanza che intercorre fra Maratona e Atene (circa 42 km), ma venne fissata in occasione delle Olimpiadi di Londra del 1908, anche se rimasta variabile fino al 1924 quando la IAAF stabilì la distanza ufficiale; la maratona entrò a far parte delle competizioni ufficiali con la I Olimpiade dell’era moderna. Il 1° vincitore, fu il greco Spiridon Louis.

battaglia

Da leggenda a storia da Filippide a Dorando ed ecco allora la storia del nostro Dorando Pietri:

Dorando Pietri “ Il successo di una sconfitta ”

Noto impropriamente anche come Dorando Petri (Mandrio – Correggio, 16.10.1885 – Sanremo 07.05.1942), è passato alla storia per il drammatico epilogo della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908 tagliò per primo il traguardo, sorretto dai giudici di gara e a causa di quell’aiuto fu squalificato e perse la medaglia d’oro, ma le immagini e il racconto del suo arrivo, fecero il giro del mondo e superarono la cronaca viva di quei giorni, consegnarono Dorando alla storia dell’atletica leggera. Nonostante quell’oro non sia stato vinto da Dorando Pietri ma dallo statunitense Johnny Hayes è tuttora uno degli episodi più celebrati delle Olimpiadi!

Dorando Pietri nacque in una famiglia di contadini. Nel 1987 il padre Desiderio lasciò i campi per aprire un negozio di frutta e verdura nella vicina Carpi, dove si trasferì con la moglie e i quattro figli. Dorando iniziò molto presto a lavorare, come garzone in una pasticceria. Nel tempo libero si dedicava alla bicicletta o alla corsa a piedi.

Fu nel settembre del 1904 che il più famoso podista italiano dell’epoca, Pericle Pagliani partecipò ad una gara proprio a Carpi. Si racconta (anche nello sceneggiato visto in tv ndr) che Pietri, attirato dall’evento, si sia messo a correre dietro Pagliani, con ancora gli abiti da lavoro addosso, ed abbia retto il suo passo fino all’arrivo. Qualche giorno dopo, Pietri fece l’esordio in una competizione ufficiale, correndo i 3000 metri a Bologna ed arrivando secondo.

L’anno successivo arrivarono i primi successi, il più importante dei quali fu la 30 km di Parigi, vinta con un distacco di 6 minuti. Nell’Aprile del 1906 Pietri vinse la maratona di qualificazione per i Giochi olimpici, che si sarebbero svolti in estate ad Atene, con il tempo di 2 ore e 48 minuti. Purtroppo nella gara di Atene quando era al comando con 5 minuti di vantaggio sugli inseguitori fu costretto a ritirarsi al 24° chilometro per problemi intestinali.

Nel 1907 riportò numerose vittorie, tra le quali i titoli dei 5000metri ai Campionati italiani (con il primato nazionale di 16’27″2) e dei 20 km. Ormai Dorando Pietri era il dominatore assoluto del fondo nazionale, ed aveva già ottenuto risultati importanti sulla scena internazionale.

La maratona olimpica di Londra 1908 era in programma il 24 luglio e per la prima volta il percorso si snodava su 42,195 km. Dorando si era preparato per mesi all’evento. 16 giorni prima si guadagnò il posto nella squadra italiana in una maratona di 40 km disputata a Carpi. Vinse in 2 ore e 38 minuti, una prestazione mai ottenuta prima in Italia.

Alla partenza c’erano 56 atleti, tra cui i due italiani Dorando Pietri, maglietta bianca e calzoncini rossi, con il numero 19 sul petto, e Umberto Blasi.

In una giornata insolitamente calda per il clima inglese alle 14.33 la principessa del Galles diede il via. Un terzetto di inglesi si portò subito al comando della corsa, imponendo un’andatura elevata. Pietri si mantenne nelle retrovie, cercando di conservare le energie per la seconda parte di gara. Infatti verso la metà il maratoneta italiano iniziò la sua progressione, rimontando numerose posizioni. Al 32º km era secondo, a quattro minuti dal leader della corsa il sudafricano Charles. Saputo che l’atleta di testa era entrato in crisi, Pietri aumentò ancora il ritmo per recuperare il distacco, e al 39º km raggiunse e sorpassò il sudafricano.

Mancavano ormai un paio di chilometri all’arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l’enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. Tutti noi sappiamo che dal 38°km comincia la vera maratona. La stanchezza gli fece perdere lucidità e arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo.

Era ad appena 200 metri dal traguardo. Gli oltre 75.000 spettatori dello stadio erano tutti in trepidazione per lui. Attorno a lui sulla pista i giudici di gara e persino alcuni medici accorsi per soccorrerlo. Pietri cadde altre quattro volte, ed altrettante fu aiutato a rialzarsi, ma continuò barcollando, come un bambino che deambula per la prima volta, ad avanzare verso l’arrivo. Quando finalmente riuscì a tagliare il traguardo, sorretto da un giudice e un medico, era totalmente esausto.

Il suo tempo finale fu di 2h54’46″4 su 42,195 km, ma solo per percorrere gli ultimi 500 metri impiegò quasi dieci minuti. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella. Poco dopo di lui arrivò lo statunitense Hayves . La squadra americana presentò immediatamente un reclamo per l’aiuto ricevuto da Pietri, che venne prontamente accolto. Il carpigiano fu squalificato e cancellato dall’ordine di arrivo della gara.

La mancata vittoria olimpica sarebbe divenuta la chiave del successo dell’italiano: Pietri riceve presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti. Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, va in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Gli spettatori accorsi sono ventimila, mentre altre diecimila persone rimangono fuori a causa dell’esaurimento dei posti.

I due atleti si sfidano in pista sulla distanza della maratona, e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riesce a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, per l’immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Anche la seconda sfida, disputata il 15 marzo 1909, viene vinta dall’italiano.

In tre anni di professionismo e 46 gare alle spalle, Dorando Pietri ha guadagnato oltre 200.000 lire solo con i premi, che assieme alla diaria settimanale di 1250 lire, costituivano una cifra enorme per l’epoca. Pietri investe i suoi guadagni in un’attività alberghiera assieme al fratello: come imprenditore tuttavia non avrà gli stessi risultati ottenuti nello sport. Dopo il fallimento dell’hotel si trasferisce a Sanremo dove apre un’autorimessa.
Muore all’età di 56 anni, il giorno 7 febbraio 1942, a causa di un attacco cardiaco.

Dorando Pietri l’uomo a cui manca una vittoria.

ML

fonte www.wikipedia.it