Gran Sasso: la mia prima Ultra e un’emozione senza fine

27 Luglio 2025

Il 27 luglio il podista Andrea Frosali ha corso la sua prima Ultramaratona, scegliendo il suggestivo percorso abruzzese del Gran Sasso.
Riportiamo di seguito le sue parole, condivise in un post soddisfatto ed evocativo su Facebook, di quella che è stata la sua corsa fisica e mentale.


Il primo gennaio ho corso come di consueto il Capodanno di corsa e ho avuto modo di scambiare due parole con un podista di Pistoia al quale ho chiesto informazioni sulla Pistoia Abetone.

“Sì, la Pistoia Abetone è una gran bella gara – mi ha detto – ma se vuoi fare un’ultramaratona davvero unica fai la 50 km del Gran Sasso”.

L’ha detto così, con quell’emozione che riesci a cogliere nel tono e nello sguardo di chi ha vissuto un’esperienza appagante.

E allora, dato che notoriamente l’emozione è contagiosa, nonostante non avessi mai corso un’ultramaratona, ho scritto al mio grande coach Giancarlo Sani e dopo circa quattro mesi di duri allenamenti, ieri mi son presentato alla partenza.

Aveva ragione l’amico runner pistoiese:
la 50 del Gran Sasso è una corsa affascinante e ben organizzata, dura, molto dura, perché ha 900 metri di dislivello, ma quelle ascese ti permettono di conquistare scorci di paesaggio magnifici e un altipiano immenso dove, a parte un paio di oasi traboccanti di turisti a caccia di arrosticini, non c’è quasi anima viva.

C’è la strada, picchi pietrosi e colline con l’erba bruciata dal sole, dove pascolano greggi di pecore con pastori flemmatici e smagriti cani maremmani.

E tu sei lì, che corri, in quell’enorme scenario dominato dalla maestosa presenza del Corno Grande.

È così che, alla fine di una gara che ti è sembrata infinita, conquisti il traguardo e, dopo l’abbraccio a Francesca (che mi ha accompagnato e supportato con amore ma dietro mio giuramento solenne che fosse l’ultima gara oltre i 21k 😁), ripensi a quanto hai visto, sentito, provato in gara.

Ripensi a quelle salite dominate, ai volti tirati dei podisti, alle schiene di maglie colorate, alle mezze frasi rotte dalla fatica, alla distanza percorsa e alle oltre cinque ore in cui collezionavi i preziosi chilometri.

Cosa ti rimane allora, oltre alla bella medaglia che ti hanno appena messo al collo?

Ti rimane un’emozione, sconfinata e contagiosa, che è tua ma che è davvero impossibile tenerti dentro.

Andrea Frosali

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